Feste natalizie



Oggi è il 13 Novembre 2022 ore 18:26 oppure 6:26 PM

nota delle 18:58 a fine post, vi lascio la playlist ascoltata mentre vi racconto:

https://www.youtube.com/watch?v=L4JfekHeTdQ 

Mi sento nostalgica a quest'ora, però una nostalgia serena, pacata, calma, tranquilla, di casa.

Sto ascoltando una musica ambientale che riporta al periodo natalizio, immagino di essere in una caffetteria a bere cioccolata calda dal profumo avvolgente, davanti ho un tavolo rotondo di un marrone ciliegio quasi marrone acacia, il legno liscio arrotondato sui lati, le sedie sono dello stesso materiale un po' più ruvide, si vede che molta gente le ha toccate e trascinate sul pavimento perché i piedini alle estremità sono consumati di un marrone più chiaro. 

La mia cioccolata sta sfumando da una tazza allegra, colorata di bianco e azzurro, accanto alla tazza ho un porta occhiali da sole, sulla sinistra il mio telefono con lo sfondo della luna, davanti il muro è fatto di mattonelle rudimentali, quasi come se non si fosse aggiunta la vernice di finitura, sono di un colore arancio bordeaux con lievi sfumature di grigio sul centro e sui margini. 

Proprio davanti ai miei occhi ho un giubbotto appeso a questo muro stanco, penetrato dall'ombra di molte persone che giacevano sullo sgabello davanti a me, il mio giubbotto è l'ennesimo arrivato in questa sera autunnale, quasi invernale, la pelliccia è morbida dalle sfumature marroncine e nere. Distacco l'attenzione dal mio giubbotto, sulla destra c'è il bar, è pieno di bottiglie alcune di esse piene di polvere, non toccate da tempo, come se non avessero importanza tanto meno da essere ripulite per dare all'occhio, per entrare anche loro nel ruolo di una bottiglia qualunque, magari più preziose delle altre. 

I bicchieri sono puliti, appesi al "tetto" del bar su una specie di supporto con due scie, lì stanno i calici, luccicano e hanno alcune strisce che avvertono il barman che stanno anch'essi per cedere, la lavastoviglie li ha consumati fino a lasciar loro quella riga perfetta della ruota che fa sgorgare l'acqua dalla macchina riempendoli di bicarbonato e sale. 

Come non notare le grandi bottiglie di whiskey, gin, rom e altri liquori esposti su un angolo del bar sempre a disposizione di qualche mal andato che entra per assaporare un altro po' di serotonina liscia senza ghiaccio.

Scendendo con lo sguardo riesco ad intravedere tra gli sgabelli del bar occupati da persone diverse, il materiale del legno, è uguale a quello del tavolino al quale siedo. 

Questa volta non riesco a dire se è consumato a causa dei piedi accavallati e appoggiati con la punta della scarpa per riuscire a reggere la gravità oppure quel bicchiere di troppo. 

I clienti sembrano abituali, quelli del bancone sono come quelli dei film americani, alcuni in coppia, diversi ma uguali negli atteggiamenti, altri soli che tengono in mano il loro ultimo giro di cognac aromatico, soave, affumicato per le papille ma caldo per la gola. 

Nell'angolo sinistro del bar c'è una bambina che disegna e colora con dei pastelli colorati, rosso, arancione e giallo credo che lei descriva quegli alberi fuori dalla finestra illuminati dal faro stradale, alcune foglie non reggono più, sono stanche e si lasciano cadere a terra, abbandonano le sorelle con la promessa di rivedersi presto, lì sul marciapiedi, scaraventate all'aria dal vento, da una macchina o volate in un ammasso di altre foglie pronte ad essere calpestate da un Golden Retriever felice di spazzarle via come un uragano. 

Mi giro, sulla destra c'è l'entrata, addobbata, luci di natale bianche calde, corona tipica natalizia color rosso fuoco e qualche cristallo di finta neve qua e la. 

Vicino la porta c'è la vetrina che e ricurva leggermente in fuori, alla finestra ci sono rami di finto pino, due babbi natale che si tengono compagnia e cantano in coro Jingle Bell Rock, vicino a loro ci sono animali come capre, pecore, e Gesù bambino. sul vetro qualcuno del personale ha disegnato un albero di natale con la bomboletta spray, qualche fiocco di neve e la stella cometa gialla brillante. 

Chiudo gli occhi e mi rendo conto di sentire l'odore della cioccolata sotto il mio naso, tocco la tazza con entrambe le mani, brucia, ma l'odore mi fa continuare a reggere la tazza fino a rendermi conto che i polpastrelli sono rossi e che sarebbe l'ora di lasciare giù la tazza per qualche altro minuto. 

Ho mosso un po' lo sgabello per rendermi la visuale migliore, vicino alla bambina c'è una vetrina allestita per i dolci di marzapane, croissant al cioccolato credo e qualcosa alla frutta, paste frolle, torte di tutti i colori e gusti, vedo in fondo al secondo ripiano un vassoio pieno di torte alla frutta: kiwi, ananas, fragole e crema pasticcera, è la torta che la mia mamma fa qualvolta la sua vetrina si svuota, sopra la frutta la gelatina, morbida ma forte da tenere insieme tutta quella frutta.

Il muro davanti a me se osservato meglio non è così triste, ci sono dei ripiani in legno sui quali vedo appoggiate candele, qualche ometto di neve con i suoi bottoni neri, qualche libro e altri ripiani sui quali qualche cliente appoggia la borsa. 

In fondo ci sono le toilette, le porte hanno i segni distintivi dei sessi e prima di arrivarci ci sono molti tavoli uguali, rotondi e ben sistemati, sulle sedie ci sono sciarpe e giubbotti alcuni diritti altri caduti da una spalla, il sottofondo è piacevole, non sembra che si apprezzi parlare forte in questo locale, posso riuscire a sentire una musica bellissima rilassante, proveniente dalle casse che sono riposte una in ogni angolo del bar. 

Abbasso gli occhi e osservo le crepe nel pavimento, anch'esso vissuto, ha più ricordi lui che tutte le persone in questo bar, chissà quante ne avrà sentite, quante risate, o le liti di qualche coppia agli sgoccioli, sorrido e riprendo la mia tazza, adesso la cioccolata e tiepida, scende liscia e morbida, il suo sapore è dolce, di cioccolato. 

Le mie mani non bruciano più, la mia giacca è ancora appoggiata al muro, il tavolo è sempre liscio, la sedia consumata, le bottiglie sono ancora piene di povere, la bambina sta ancora disegnando, le foglie continueranno a cadere e svolazzare grazie alla felicità di un bel Golden Retriever, i dolci saranno a lungo nella vetrina, i babbi Natale canteranno fino ad esaurire le batterie, quelle persone troveranno sempre qualcosa da raccontare e la mia cioccolata sarà per sempre un dolce ricordo di nostalgia, di amore e passione per la scrittura, le dolci parole lasciate qui su questo foglio virtuale per voi che siete i miei ascoltatori di una ragazza perennemente innamorata della vita, della musica, dell'amore, del cibo, degli amici e ipotetiche situazioni calorose e piene di armonia come quella appena descritta in alto.


Oggi sono così, innamorata di tutto, piena di voglia di esprimere e conoscere, rilassata, calma, organizzata e tutto ciò che vi possa trasmettere pace.

Cari lettori, vi auguro tutto il bene del mondo, fino al prossimo post vi abbraccio,

La vostra Ana. 

Commenti

Post più popolari