La storia di una bambina paffuta
Questa è la storia di una bambina paffuta.
La storia inizia nel 1995 a Marzo in una città, una capitale nel regno del desiderio, dell'altruismo e dell'amore di una famiglia media che sa offrire tanto amore per gli altri.
Fuori nevica come se fosse Dicembre, tutto è una favola, la mamma corre verso l'ospedale dove al settimo piano darà vita ad una bambina cicciottella, dagli occhi a mandorla e i capelli neri, le guance rosse e piene di amore.
I giorni passano e lei inizia a sgattaiolare, si alza e cammina grazie al nonno, corre inciampa e si rialza. Le zie la adorano, i nonni e tutta la famiglia la rendono protagonista di una famiglia che da tanto una gioia così immensa non avevano. La fanno crescere in un ambiente adulto, con regole, orari per dormire e cibo buono cucinato dalla mamma e dalla nonna. Le zie la vedono come la loro sorella più piccola e i genitori come il trionfo della loro vita.
A. si sente amata e al centro di questo nucleo familiare. Inizia a parlare e bacia i bimbi alle feste in famiglia, balla e corre, il segno di una caduta le rimarrà sulla fronte sino da grande.
Inizia a crescere sempre di più e le giornate migliori sono quelle passate insieme alla famiglia e soprattutto alla nonna che nel cuore ha un ricordo profondo, impara a sistemare, a pulire e a cucinare. L'odore di cozonac è così forte che le rimane sino ad oggi in una parte del cuore e dei suoi ricordi.
La carne, la verza sotto sale e l'insalata russa come per gran parte dei bambini rimarrà il segno indelebile della tradizione del suo paese che porterà con se fino da adulta.
inizia l'asilo, inizia a contare e inizia a capire che il mondo intorno a lei è sempre più colorato e pieno di avventure. Nei suoi ricordi c'è la bambina dai vestitini a pua e scarpette di pelle liscia.
A 6 anni si trasferisce in un altro paese dove imparerà una nuova lingua, conoscerà bambini dalle tradizioni diverse dalle sue e inizierà a sentirsi diversa, non capiva che quella diversità la rendeva unica dagli altri bambini. A volte ridevano di lei, i primi mesi faticava a capire la lingua ma in breve tempo ha iniziato ad avere buoni voti e sarà più avanti degli altri.
Le vacanze invernali tornava a casa dai suoi cari nonni, dalle zie, stavano insieme ballando e mangiando il loro cibo di tradizione, canti e cori di Natale suonavano alla porta, aprendo trovava tanti bambini che cantavano e il suo papà gli donava dolci e soldi da portare a casa. L'altruismo lo imparò lì, capì che ci sono persone meno ricche di lei e che donare un po' di quello che si ha rende gli altri felici e rendeva lei una persona più buona.
Andare via alla fine delle vacanze la rendeva triste e sempre più sola, gli anni passavano allo stesso modo, e Dicembre si rivelava il periodo più bello di tutto l'anno, più del suo compleanno o dell'estate. Si sentiva felice e piena di energia quando la mattina di Dicembre, nel giorno della partenza i suoi genitori prendevano le valigie e correvano verso l'aeroporto, sempre prima di tutti.
L'arrivo in città era sempre di notte, quegli aerei volevano farla attendere fino a notte momento in cui nevicava e col naso all'insu si faceva baciare da qualche fiocco di neve che le riempiva i polmoni d'aria e di felicità.
19 anni, partenza per la sua città, adesso pensava che sarà per sempre. Questa volta a lasciare sono i suoi genitori e il suo cagnolino ormai rimasto solo dopo la morte un mese prima della sua mamma. 8 lunghi anni ha trascorso nella sua città natale, la vita le riserva altro un qualcosa di nuovo che lei tanto desidera.
Ritorna nel paese in cui è cresciuta, si trasferisce in un'altra città, inizia gli studi e presta si renderà conto di quanto le manchino i suoi genitori, la famiglia e la sua città.
Le domeniche le passa da sola e quando può va a teatro a qualche concerto di musica classica, a volte parte per andare dai genitori e altre va a qualche concerto di musica rock.
Il tempo passa, lei ama la sua vita anche se a volte si rivela difficile, A. continua ad essere fiera di lei. 3 anni sono passati, si laurea e finalmente si guarda indietro e si sente fiera, orgogliosa e piena di speranza.
Ringrazia nel profondo i suoi genitori e i suoi nonni che da sempre sono stati il suo pilone di sostegno il suo centro e il loro punto di riferimento.



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